Notizie dalla corte: il re è nudo (e non gli viene duro)

Battute conclusive per quanto riguarda la Consulta Costituzionale sul cosiddetto Lodo Alfano, che prevede il congelamento dei processi a carico delle quattro più alte cariche della Repubblica: il Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio, presidenti di Camera e Senato.

In Europa, chi tra le alte cariche dello stato gode dell’immunità è garantito dalla costituzione dello stato: le famiglie reali e i presidenti della repubblica (Francia, Portogallo, Grecia, Israele). Nessun presidente del consiglio in Europa gode infatti dell’immunità: Brown, Merkel, Zapatero, tutti processabili per Costituzione.

Ieri (06/09), dopo aver ascoltato il relatore dell’accusa e aver rifiutato di dare parola ai pubblici ministeri milanesi, i giudici della suprema corte hanno ascoltato le tesi accusatorie esposte dal giudice Gallo, e le tesi difensive presentate in primo luogo dai legali di Berlusconi, Ghedini Longo e Pecorella, ed in seguito dall’Avvocatura dello Stato, Nori. Il tutto in tre ore di orologio.

Il giudice Gallo ha in sostanza ricordato le motivazioni depositate dai tribunali di Roma e Milano, sull’incostituzionalità del lodo, che andrebbe bocciato in quanto tra l’altro, vìola il principio di uguaglianza tra cittadini.

La risposta a questo la dà Ghedini, che ricorda come le parole che compongono la legge siano arbitrarie, poichè esse possono “prospettare un impianto costituzionale o incostituzionale”.  Danno quindi adito ad interpretazioni e una legge, come insegna Aristotele, deve essere chiara e decisa per essere punto di riferimento per il giudice. Il punto importante del discorso di Ghedini e Longo è in primo luogo il bisogno di una legge ordinaria rispetto ad una costituzionale poichè secondo Longo, per Berlusconi “non è possibile rivestire la duplice veste di Alta Carica dello Stato e di imputato.” A questo punto viene da chiedersi: è nata prima l’alta carica dello stato o il corruttore? Pecorella inoltre supporta le tesi difensive ricordando come a partire dalla legge elettorale del ’99, il Presidente del Consiglio sia diventato “primus super pares” e non più “primus inter pares” poichè investito direttamente dal popolo. L’avvocatura dello Stato ha poi chiosato che il Lodo Alfano sarebbe “il male minore” e nel caso venisse rigettato, “ci sarebbero danni irrimediabili” perchè tra la necessità di difendersi in giudizio e di esercitare le proprie funzioni, il legislatore non poteva far altro che sospendere i processi in corso. Processi che però sono andati avanti portando alla condanna in sede civile per corresponsabilità di corruzione di giudici nel processo Mondadori, ed inoltre all’indennizzo della CIR di De Benedetti di 750 milioni di euro. Nell’appello si discuterà soprattutto dell’ammontare del risarcimento.

Al momento gli sbocchi di questa vicenda a disposizione della Corte sono tre: il rigetto, quindi la legittimità del Lodo, l’incostituzionalità secondo i dettami dell’articolo 138 della costituzione oppure la dichiarazione di parziale incostituzionalità ovvero l’estensione dell’immunità non andrebbe più a vantaggio delle Alte cariche ma dovrebbe essere estesa anche a tutto il resto del consiglio dei ministri e ai parlamentari e senatori, il che risulterebbe molto impopolare agli occhi dell’opinione pubblica.

La Corte Costituzionale è per il momento divisa e si esprimerà non più tardi di domani pomeriggio visti gli impegni dei Giudici.


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